Creatività ed emozioni nello studio attraverso l’apprendimento multimediale

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L’articolo che segue l’ha scritto per noi una mamma (Ida Rosa Speranza) conosciuta su un gruppo di confronto sul tema scuola, apprendimento e dsa. Il suo approccio con la figlia allo studio creativo e multimediale ci ha entusiasmato al punto da proporle una collaborazione per un nuovo articolo.
Di seguito le sue parole. Buona lettura!

Se non imparo come mi insegni, insegnami come imparo.

Sia chiaro: non sono una docente, non sono una tutor, una psicologa o una psicopedagogista.
Sono una mamma che ha parlato con tanti psicologi, con tanti psicopedagogisti, con tanti tutor e con tanti docenti, una mamma che ha studiato tutte le conferenze e gli interventi di Giacomo Stella, che ha frequentato e ottenuto un master in disturbi specifici dell’apprendimento e questo per un solo motivo: mia figlia non imparava come le si insegnava. E la reazione, a volte, spesso, praticamente sempre, da parte di chi insegna è pensare “ma come! È così facile! Allora significa che non mi ascolti!”.

Lei ascoltava, aveva 6, 7, 8 anni. Ma non capiva.
Non comprendeva cosa le dicesse il maestro, cosa le chiedesse il problema, cosa avessero chiesto e come avessero risposto i compagni.
Tutto andava veloce, velocissimo e con una lingua sconosciuta.
Sono partita dal fatto che mia figlia non stava prendendomi in giro. Davvero non riusciva a leggere, a scrivere, a stare attenta. La sua storia è molto complessa, molto più complessa di tanti il cui travaglio è finito (o iniziato?) con la diagnosi di DSA, ma in realtà ritengo che sia un percorso a cui abbiano diritto tutti i bambini e poi i ragazzini, perché si può studiare anche non odiando quello che si impara.

Si, è vero: insegnare vuol dire “fare un segno”, la formazione è prendere una forma nuova, processi in qualche modo dolorosi, ma non necessariamente odiosi!
Risparmio a chi mi legge e corregge tutti i tentavi, le riflessioni che ho fatto per arrivare alla conclusione: l’apprendimento è multimediale.
Per tutti.
A maggior ragione per chi ha difficoltà.

Inoltre, ho capito, da mamma, che i canali per apprendere non sono necessariamente solo i 4 stereotipati (verbale visivo, uditivo, cinestetico, iconografico visivo), perché mia figlia faticava con tutti e quattro, magari non allo stesso modo, ma non era autonoma in nessuno di questi. In lei era aperto, apertissimo l’emotivo, l’emozionale. Tutto passava se le si insegnava attraverso il canale emozionale.

Anticipo tutte le obiezioni: non credo sia stato preso in considerazione dai professionisti, non sono una docente, una tutor, una psicologa o una psicopedagogista: ma da mamma vi garantisco che l’ho visto in azione. L’emozione dell’apprendimento multimediale attivo garantisce la costruzione di saperi di base, di competenze e abilità propedeutiche allo studio ed all’autonomia.

Come si sviluppa un apprendimento multimediale basato sull’emozione?

Non è per niente semplice, per me, almeno, non lo è stato per nulla! La mia formazione era “rigida” (giurisprudenza, quality management) e l’apprendimento multimediale basato sull’emozione è tutto fuorchè rigido: si stilano programmi, si stabiliscono verifiche, date… Ma poi salta tutto e si deve riprogrammare, perché la direzione scelta ha portato più risultati di quelli previsti, ha richiesto integrazioni a quanto preventivato per giungere al risultato voluto.

Come ci siamo organizzate?

Driver io e driver lei con mansioni diverse, ma indispensabili entrambe. Io con le mie competenze concrete e di supporto (lettura, reperimento di informazioni in modo veloce, semplificazione dell’informazione…) lei con le sue assolutamente fantasiose (la curiosità, il pensare a più dimensioni un problema, il desiderio di affezionarsi all’argomento). Capacità e necessità vanno a braccetto per guidare un apprendimento multimediale.

Ma cosa intendo per multimediale?

Di certo c’era un testo di partenza: una guida per me, una guida per mia figlia, un luogo da cui prendere le informazioni di contorno, un volo radente sull’argomento, che lo presenta, ma non lo comprende. Dal testo nascevano mille domande e curiosità: queste venivano investigate in modo specifico utilizzando altri canali: documentari, immagini, articoli recuperati in rete. Il tutto poi veniva rielaborato in modo personale: con presentazioni in power point, realizzazione di manufatti, disegni, canzoncine, gag… Quando era possibile si andava a verificare di persona quanto studiato.
Il processo sembra lungo. Ma, nella realtà dei fatti, un solo argomento comprendeva una molteplicità di altri argomenti, tali da rendere necessari quegli aggiustamenti circa gli obiettivi raggiunti e le azioni per completare quelli che magari si erano tralasciati.

La materia che più si prestava a fare da “veicolo” per tutte le altre era, ovviamente, storia.

La storia ha in sé quel tanto di magico e lontano che esalta inevitabilmente la fantasia dei bambini.
I popoli antichi sono quelli che più si prestano all’apprendimento emotivo e multimediale: le lacune di informazione possono essere colmate con l’immaginazione, il modo di vivere di quelle popolazioni, così aderente al reale ed al concreto dà la possibilità di immedesimarsi, a chi non ha sviluppato ancora la capacità di astrazione, in modo immediato in esso.

I Sumeri, un esempio concreto

Per creare l’atmosfera giusta per studiare i Sumeri, subito dopo aver letto sul libro la loro descrizione, abbiamo guardato su youtube la ricostruzione a computer di Babilonia, i suoi giardini pensili, lo ziqqurat. Il video è molto coinvolgente, visto in una camera al buio, la musica, il volo d’angelo tra le costruzioni… “Proviamo a creare qualcosa?”… almeno lo ziqqurat. E lavorando sul terrazzo discorrevamo di cosa ricordavamo del video, dei colori, di cosa avremmo potuto mettere in più al nostro modellino… cosa c’era sotto? E come potevamo creare le porte dei magazzini? E la scuola? Dove stava? Una serie di figurine realizzate da noi rappresentanti lo scriba, il lugal, i soldati, i mercanti ed i contadini che portavano le messi allo ziqqurat ci hanno aiutato ad imparare i nomi dei personaggi e con il gioco di ruolo, abbiamo memorizzato e “vissuto” la vita a Babilonia.

Questo è stato il punto di partenza per lo studio che ha mantenuto un’impostazione pluridisciplinare e che, solo alla sua conclusione, ha reso possibile individuare i tradizionali settori delle competenze.

Geografia

La piantina tattile
Per chi ha difficoltà nel riconoscere in un disegno geografico la simbologia, può essere difficile comprendere come possa essere reso un territorio sulla carta.
Così ho pensato di creare un piccolo mondo in miniatura.
Ho guidato io la bambina nel realizzare la cartina, indicandole le posizioni di monti, fiumi, pianure e città.
Il simbolismo lo ha scelto lei tra una serie di proposte che le ho messo a disposizione, oggetti presenti in casa e che potevano prestarsi.
Lei ha scelto delle calze di lana marroni per le montagne e un filo per l’uncinetto bianco e azzurro per il fiume.
Le città le ha volute indicare con delle perline di legno per le quali abbiamo provveduto a realizzare delle bandierine per indicarne il nome. E per i punti cardinali abbiamo tentato un gioco: lei sorgeva ad est, dietro i monti e tramontava di fronte.

Devo dire che questo dei punti cardinali è stato un problema che ci ha accompagnate per un po’: il sistema consentiva di memorizzare l’est e l’ovest nella cartina studiata, ma non le consentiva di generalizzare.
Il problema è stato risolto in un secondo momento con altri giochi.

Tecnologia

I campi
Purtroppo non ho tenuto fotografie di quel gioco. Quello che avevamo realizzato era stata una stampa in A3 dei campi sumeri. In questa erano state collocati semi delle piante coltivate: lenticchie, miglio, orzo, frumento, farro, ceci, olive… Con l’alluminio abbiamo messo in evidenza i canali, creato piccole deviazioni che portavano a pozzi, laghi artificiali o a dighe. Un viaggio al museo del Mose (Trento) ci ha fatto comprendere il funzionamento di una diga e un viaggio in Francia, sul fiume Verdon, ci ha fatto vedere da vicino come appaia in concreto (la diga di Saint-Croix).

Logica

L’ordine delle operazioni
Osservando i campi, tutti i canali ed i ponticelli che erano stati disegnati immaginando i passaggi che i contadini potevano aver realizzato, seguendo le sue elucubrazioni su come potessero passare e quanto potesse essere pericoloso, ho trovato lo spunto per “agganciare” alla sua memoria la modalità di ordine nello svolgimento delle operazioni: il ponte congiunge (è una somma), si può passare da una parte all’altra solo una persona alla volta… L’ideale, fossero stati in tanti a dover passare, era creare una colonna umana, in modo da sembrare una persona sola. Nei campi avvenivano, quindi, le moltiplicazioni, una volta che si era giunti ad un solo numero (la colonna umana), allora potevano passare dall’altra parte e unirsi all’altro numero. Somma e moltiplicazione (come lo yin e lo yang) hanno i loro opposti: per loro valevano le stesse regole delle operazioni di partenza.

Educazione civica

Da nomade a stanziale
Per spiegare questo concetto, abbiamo creato delle gag, cercando di metterci nei panni dei sumeri. Che esigenze avevano da nomadi? Come mangiavano? Quando? Chi li guidava? E poi? Come hanno deciso di fermarsi in un posto, di diventare stanziali? Come si sono organizzati? È stato facile o hanno avuto paura?

Un passo del libro “Ebla un mondo da scoprire” illustrava proprio il passaggio da nomadi a stanziali e lo abbiamo letto: rincantucciate sotto una coperta, con una torcia in mano abbiamo seguito l’avventura del cacciatore che era venuto in contatto con un villaggio che aveva scoperto delle pietre magiche che facevano crescere le piante. Per averle aveva ceduto 4 conigli, i suoi si erano terribilmente arrabbiati (mica avrebbero mai potuto mangiare le pietre magiche!) e quando fu il suo turno di guidare la tribù, portò la sua famiglia alla ricerca di una terra come gli era stata descritta. Lui si fermò e fondò Ebla (qualche centinaia di kilometri più a nord della Mesopotamia), ma il principio era sempre lo stesso, infondo!

Matematica


Il sistema sessagesimale
I sumeri ed i babilonesi contavano. Era importante per loro misurare la loro ricchezza. Contavano su una mano e si aiutavano a tenere il conto con il pollice. Le falangi venivano moltiplicate per 5. Ecco che da 12 si passava a 60 … come i minuti. Ogni 60 una decina.
Le perline ci hanno aiutato e dei video su youtube. E poi… Abbiamo iniziato a imitare i sumeri contando per 5, aggiungendo e togliendo…

Scienze

La cucina dei Sumeri
In scienze studiavamo il corpo umano ed avevamo deciso un approfondimento sull’educazione alimentare. Partendo da tecnologia (i campi e le coltivazioni), passando attraverso una ricerca sull’alimentazione sulle possibili ricette che coinvolgevano i diversi prodotti della terra. Abbiamo così avuto modo di scoprire altri caratteri che differenziano stanziali e nomadi, anche in aspetti secondari della vita del popolo, come l’alimentazione. La ricetta, realizzata cercando gli ingredienti il più possibile originali (come l’olio di lino), ha consentito di analizzare: le proprietà degli alimenti, il carico calorico, il regno naturale di appartenenza degli ingredienti e del piatto nel suo complesso e la storia del piatto. Avevamo, inoltre, modo di svolgere la riflessione più importante: il perché di quella pietanza, come mai quelli erano gli ingredienti scelti, cosa li aveva spinti a metterli insieme…

Formulare ipotesi e fantasticare su dati oggettivi era la parte più divertente che ci aiutava a “salutare” il popolo, dopo esserci calate, il più possibile all’interno di quella realtà.

Nella cena di saluto all’antica civiltà veniva coinvolta tutta la famiglia e quella era un’occasione per discutere e mostrare la competenza in un contesto diverso da quello dell’apprendimento “canonico”, consentendo di percepire fino a che punto e con quanta passione si era studiato quel popolo, creato un legame con una civiltà antica, trovato una parte di noi in un luogo lontano.


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