recensione libro L’onda (Suzy Lee)

“Non temere! Accogli l’ignoto e l’impreveduto e quanto altro ti recherà l’evento; abolisci ogni divieto; procedi sicuro e libero. Non avere mai sollecitudine se non di vivere. Il tuo fato non potrà compiersi se non nella profusione della vita.” (D’Annunzio)

Apro questa recensione con un pensiero meraviglioso di D’Annunzio perché L’onda, di Suzy Lee, affronta proprio la tematica dell’ignoto e della paura che ne consegue. Ammetto di aver capito ed apprezzato a pieno questo libro solamente dopo aver letto “La trilogia del limite”, un libro che spiega in ogni singolo aspetto gli albi illustrati dell’autrice.

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Una bambina arriva sulla spiaggia. Guarda il mare incuriosita, forse lo vede per la prima volta. Le onde si infrangono sulla riva e la bambina è intimorita dall’acqua. Osserva, ma non si avvicina. I gabbiani sembrano assecondare ogni suo movimento, ogni sua intenzione, quasi condividessero le stesse emozioni e gli stessi pensieri della bambina.

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Notiamo subito che la pagina di destra è l’unica ad essere colorata. Neanche nella seconda scena le onde, che si infrangono sulla spiaggia, riescono ad avvicinarsi al punto da colorare la pagina di sinistra.

La bambina fissa il mare, questa volta con un’aria annoiata. Probabilmente ciò che si sta chiedendo è cosa ci sia al di là del limite; cosa accadrebbe se decidesse di superare il confine che la separa dal mare. Ed è in questo momento che qualcosa accade. Si avvicina al margine della pagina, allunga un braccio per poter toccare l’acqua ma il braccio si perde nella piega delle pagine. Potrebbe sembrare un errore di rilegatura, ma nella scena successiva capiamo cosa sta accadendo.

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La bambina supera i suoi limiti inoltrandosi in una realtà per lei totalmente nuova.

Ed è qui che il colore la sommerge, è libera, può giocare, senza alcun timore. Ha abbandonato la realtà che conosceva ed ha affrontato le sue paure.

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Ma qualcosa di nuovo sta per accadere. Un’onda, più alta delle altre, si erge davanti a lei. La sta per sommergere. La bambina fugge e corre sulla spiaggia dove è convinta che sarà al sicuro.

Notiamo, in questo momento, che la bambina e i gabbiani, nonostante siano nella pagina di sinistra, riportano addosso il blu del mare.
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Ormai la nuova esperienza è entrata nel vissuto della bambina, il limite non esiste più e quindi l’onda può superarlo.

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ed è in questa nuova realtà, in questo mondo nuovo, che improvvisamente la bambina si rende conto di una cosa…

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La paura non c’è più. Subentra al suo posto la meraviglia della scoperta perché il mare ha riportato in superficie delle splendide conchiglie.

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La bambina le raccoglie felice. Gioca finché la mamma non torna a prenderla; la piccola, allontanandosi, saluta il mare e probabilmente gli promette di ritornare presto.

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Immagino questo libro come una piccola ma intensa metafora della vita. Le paure ci sono, esistono, fanno parte del nostro percorso, ma nel momento in cui decidiamo di affrontarle, tutto intorno a noi cambia. Magari ci sommergono come un’onda, ci costringono a fare i conti con noi stessi, ma quando ne usciamo siamo delle persone nuove, più forti e arricchite dall’esperienza.

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