Intervista a Paolo Deandrea

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Buongiorno!
Con questa nuova intervista creativa faremo una passeggiata nel tempo; verremo catapultati intorno agli anni ’20 grazie all’ironico stile vintage dell’artista Paolo Deandrea.
Avviciniamoci quindi al suo mondo e scopriamo un po’ di più su di lui e sulla sua arte.
Buona lettura!

Ciao Paolo è un piacere averti qui! Raccontaci qualcosa di te: di cosa ti occupi esattamente e qual è stato il tuo percorso di studi?

Grazie, il piacere è mio.
Faccio vignette umoristiche, strisce, cartoon, illustrazioni pubblicitarie e per l’editoria, prevalentemente per ragazzi e bambini. Negli ultimi anni mi sto dedicando alla pittura con un progetto cominciato un po’ per gioco, “le moschine” che mi sta appassionando molto.
Il mio percorso formativo e il mio approccio al lavoro è stato piuttosto bizzarro e casuale. Fin da piccolissimo mi piaceva raccontare storie a fumetti ma non ho mai pensato di farne una professione. Ho studiato agraria, alle superiori e all’università, ma contemporaneamente continuavo a coltivare la passione per il disegno.

Mentre ero all’università mi iscrissi a un corso serale di illustrazione e fumetto, alla scuola del Castello di Milano.

Fu davvero utilissimo.

Da autodidatta usavo solo matite e pennarelli, lì mi si aprì un mondo, corressi molte ingenuità tecniche, scoprii le chine e gli acquarelli liquidi. Ma era solo un divertimento, non avevo nessuna ambizione professionale.

Poi un giorno per caso lessi di un concorso per disegnatori esordienti, partecipai e in modo assolutamente inaspettato vinsi il primo premio. Non ricordo di preciso la data, a metà anni ’80.

Nella giuria c’era la allora direttrice di Linus. Passai in redazione a mostrare qualche disegno, e cominciai a collaborare con loro.

Da lì cominciai a collaborare a vari periodici, quotidiani, agenzie.

Rinocerotto - Paolo Deandrea
Rinocerotto – Paolo Deandrea

Il tuo lavoro ha un richiamo al mondo cartoon degli anni ’40-‘50. Da dove nasce questa passione? 

Direi più ’20-’30.
In realtà i fumetti e le strisce che ho disegnato e disegno tuttora per ragazzi e bambini hanno uno stile completamente diverso.
Il richiamo molto esplicito ai cartoon degli anni ’20 è nelle cose che dipingo.
Trovo che i vecchi cartoon americani, Felix the Cat, Betty Boop, le primissime produzioni Warner e Disney, avessero un’energia primitiva fortissima, che si è via via stemperata ed edulcorata nelle produzioni successive.
Segni, colori e forme erano semplici e perentori.
Li considero degli archetipi, parlano un linguaggio che, almeno nel mio immaginario, racconta un mondo onirico e primordiale.

I personaggi erano semplici, un po’ sciocchi, divertenti ma anche grotteschi, a volte persino un po’ inquietanti. Erano chiassosi, allegri, ma anche violenti e crudeli. Rappresentavano un linguaggio infantile molto più autentico e a volte selvaggio dei loro successori più “addomesticati” e rassicuranti.

Con loro si può essere persino tragici e drammatici, senza prendersi troppo sul serio.

Cappuccetto Morto - Paolo Deandrea
Cappuccetto Morto – Paolo Deandrea

Qual è la tecnica pittorica che prediligi?

Nell’illustrazione e nelle strisce ho cominciato classicamente con chine e acquarelli liquidi, passando poi alla colorazione digitale con Photoshop. A lungo andare però il disegno digitale, che è adattissimo alla produzione editoriale, è un po’ frustrante. Non ti rimane nulla di tangibile del tuo lavoro. Per questo qualche anno fa ho cominciato a dipingere su tela e legno, per tornare al piacere di dipingere e creare un oggetto che esiste nel mondo reale, che puoi toccare.
Uso colori acrilici, gessi, pastelli.

Paolo Deandrea
Paolo Deandrea

Se dovessi stilare una top 3 dei tuoi artisti di riferimento, quali sarebbero?

Non saprei, sono moltissimi. A parte i classici che ho citato prima, tra i disegnatori di fumetti contemporanei uno su tutti, Bill Watterson, il creatore di Calvin e Hobbes.
Nell’illustrazione e la pittura, Gary Baseman, e l’italiano Daniele Melani in arte Spider, fanno un lavoro interessantissimo di rielaborazione dell’immaginario dei vecchi cartoon.

Spiders from Mars - Paolo Deandrea
Spiders from Mars – Paolo Deandrea

Ci racconteresti una tua giornata tipo?

La giornata tipo non esiste, ho un’organizzazione davvero caotica del mio tempo, è una cosa che continuo a ripromettermi di modificare.

Diciamo che in ordine cronologico per prima cosa mi occupo dei miei gatti, che reclamano cibo. Spesso le ore più proficue per il disegno e la pittura sono quelle serali o addirittura notturne, in cui riesco ad avere più raccoglimento e concentrazione.
Nella bella stagione mi piace molto anche lavorare all’aperto, in giardino alla luce del sole.

Aawww - Paolo Deandrea
Aawww – Paolo Deandrea

Qual è tra tutte le tue opere quella a cui sei più affezionato e perché?

Non saprei, spesso dopo qualche tempo i lavori che ho fatto non mi piacciono più, li vedo con distacco impietoso e pieni di difetti. 


In questo momento il personaggio che mi piace di più è Daisy.

L’ho disegnata di getto, senza troppe intenzioni di conferirgli un significato esplicito. E’ un personaggio enigmatico, gentile e sorridente, ma chissà cosa ci fa con quell’ascia e quel teschio in mano, dove va, da dove viene.

Daisy - Paolo Deandrea
Daisy – Paolo Deandrea

E qual è la soddisfazione più grande che hai ottenuto finora con il tuo lavoro?

Un giorno stavo scarabocchiando su un foglio degli schizzi, alcuni bambini si sono fermati a guardare, hanno riconosciuto i disegni che vedevano sul loro giornalino. Mi hanno fatto un sacco di feste. Sono stati i complimenti più spontanei, sinceri e graditi che abbia mai ricevuto.
Ero così emozionato e imbarazzato che alla fine mi sono dimenticato di regalargli il disegno.
Mi scuso pubblicamente con loro, casomai mi leggessero.

Paolo Deandrea
Paolo Deandrea

Pensi che ad oggi, in Italia, si possa vivere di arte?

Direi di si, anche se rispetto a quando ho iniziato io è tutto molto più difficile.
L’editoria è in una crisi nera, molti giornali hanno chiuso o comunque ridimensionato drasticamente i budget. Vent’anni fa, ma anche dieci, era molto più facile vivere facendo l’illustratore.
Anche il mercato dell’arte in generale, gallerie, esposizioni, ecc mi sembra in difficoltà.


Per un giovane esordiente oggi ci sono molti ostacoli, ma non è impossibile. Vedo che molti giovani illustratori e illustratrici bravissime si dedicano al tatuaggio, alla produzione di oggetti d’artigianato, o altre attività in cui possono mettere a frutto il loro talento.

Piccolo Cuore Acido - Paolo Deandrea
Piccolo Cuore Acido – Paolo Deandrea

Che consigli daresti a tutti quegli artisti emergenti che si interrogano su come trovare un proprio stile?

Avere una buona storia da raccontare, e cercare di trasformarla in immagini nel miglior modo possibile.

Essere molto critici sul proprio lavoro, senza essere distruttivi ma trovando continui stimoli per fare di più e meglio del giorno prima.

Uno stile personale e riconoscibile credo sia una qualità per un artista, si tratti di un illustratore, pittore o tatuatore. D’altra parte l’elaborazione di uno stile personale è un processo, non credo si possa pianificare a tavolino.

Si sviluppa lavorando molto.
Poi capita a tutti di lasciarsi influenzare da artisti di cui ammiriamo e amiamo il lavoro. È capitato anche a me. Non credo ci sia niente di male, a patto che non si cada nella mera imitazione, che finisce col diventare una gabbia e svilisce il nostro lavoro. A quel punto bisogna trovare il coraggio di svoltare, ringraziare idealmente chi ci ha aiutati e ispirati ma andare avanti cercando la nostra strada.

Manderesti un saluto ai lettori della Fabbrica dei Sogni?

Paolo Deandrea
Ciao – Paolo Deandrea

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