Intervista a Mirabilinto

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Un’esplosione di colori oggi alla Fabbrica dei Sogni.
Per questa nuova intervista creativa abbiamo deciso di coinvolgere Laura de Rosa, in arte Mirabilinto, che ha portato su questi schermi una ventata di folklore e affascinanti tradizioni.

Munitevi quindi di té e biscotti alla cannella e preparatevi per questa nuova avventura nel magico mondo dell’illustrazione.
Buona lettura!

Ciao Laura, grazie per aver scelto di raccontarti nel nostro blog! Dicci un po’: come e quando hai iniziato il tuo percorso nel mondo dell’illustrazione?

Ciao, grazie a voi dell’ospitalità! Ho iniziato a muovere i primi passi in questo mondo circa 2 anni fa anche se i primi corsi risalgono a 3-4 anni fa. Ben prima però, circa 13 anni fa, mi sono laureata in Beni Culturali e subito dopo ho lavorato con pittori e fotografi del territorio veronese. Dopo qualche anno trascorso in loco, mi sono dedicata a tutt’altro inseguendo la passione per l’antropologia ed è in questa “terra di mezzo” che ho iniziato a lavorare in diversi circhi come fotografa, e sono entrata in contatto con comunità di immigrati e comunità rom del territorio, che mi interessava conoscere più da vicino.

Circa 3 anni fa, in modo abbastanza casuale, si è riacceso in me il desiderio di dedicarmi alla pittura e così ho cominciato a curiosare nel mondo dell’illustrazione e a formarmi, seguendo lezioni private e corsi di disegno e pittura. I primi lavori online, che erano più che altro collage, risalgono a 2 anni fa. Man mano sono passata alle illustrazioni.

casetta fatata (progetto personale – china, 2019)

Attraverso le tue illustrazioni racconti spesso tradizioni folkloristiche. Cosa ti affascina di questo universo?

Come dicevo sono appassionata di antropologia, mi piace viaggiare e curiosare nelle altre culture e penso che il folklore di ogni popolo rispecchi in modo genuino la sua anima. Mi piacerebbe che il folklore non venisse percepito solo come qualcosa di antiquato ma fosse rivisitato anche in chiave attuale perché, fra le altre cose, è meraviglioso dal punto di vista estetico, ed è anche per questo che lo propongo. Per non parlare del fatto che dietro a certi colori, motivi ecc si nascondono simbologie, storie, racconti, una memoria che è importante tramandare perché penso che aiuti a non smarrire le singole identità di ciascun popolo e a non farsi risucchiare dall’omologazione di massa che ci rende tristemente tutti uguali.

A mio parere preservare l’identità di un popolo, ma anche quella individuale, non alimenta la divisione tra le genti e le persone, ma ne valorizza le peculiarità. E poi in un mondo tutto uguale personalmente mi annoierei tantissimo!

Maniero (illustrazione editoriale per Cubo, gouache)

I colori che utilizzi sono forti, con contrasti di colori accesi che si alternano (e mescolano) al nero. Quanto racconta di te la scelta di questa palette cromatica?

Molto perché i colori per me sono importantissimi. Penso che quelli più vivaci e infantili rispecchino un mio lato “bambino”, il nero rispecchia le mie parti oscure, che paradossalmente mi hanno spesso guidata verso me stessa costringendomi a fare percorsi complessi, a volte difficili, ma autentici. Altri colori arrivano proprio dal folklore. Nel complesso l’utilizzo di tante tonalità penso sia uno specchio della mia complessità e del mio modo di vedere. Amo osservare le cose da molteplici angolazioni e in questo mi è stato estremamente utile convivere con persone di popoli diversi, aiuta ad ampliare le prospettive.

 Insect inside (Folktaleweek 2019, gouache)

Solita domanda di routine 🙂 Ci descriveresti una tua giornata di lavoro tipo?

Mi alzo verso le 7:30, accompagno mio figlio a scuola, bevo il caffè in un bar del mio paesino dove fanno delle tartine salate spettacolari, rientro e mi metto a lavorare generalmente al computer o sull’I-pad. Oltre a dedicarmi alle varie commissioni illustrate, scrivo articoli per testate giornalistiche, quindi alterno i due lavori. A pranzo faccio un po’ di pausa, riprendo a lavorare finché arriva mio figlio e lì è tutta un’altra storia 😉

Collage live painting (live painting smalto su colonne di marmo per Robedicasa, Udine, 2019)

Altra domanda di routine: “Secondo te, in Italia, si può vivere di disegno?”. Qual è il tuo pensiero in merito?

In tanti mi hanno detto di no e continuano a farlo. A mio parere la situazione non è delle migliori ma sono un po’ fatalista e penso che se fa davvero per te, e ti impegni con tenacia e determinazione, puoi riuscirci. Attualmente non mi mantengo solo con le illustrazioni, le alterno con la scrittura, tuttavia in due anni ho fatto grossi passi avanti. Penso dipenda dalla volontà e un po’ forse anche dalla vocazione personale. Mi sono sempre sentita legata al mondo dell’arte, in origine volevo fare l’Accademia ma per vari motivi non ho potuto frequentarla. Quindi un po’ uno se lo sente, anche se poi per anni, com’è successo a me, fa tutt’altro e si dimentica delle proprie passioni. L’importante è riprenderle in mano e dedicarvisi con costanza, formandosi.

Io sono la mia musa (illustrazione per manifesto, cliente: Cecilia Lattari, alchimista contemporanea)

Guardando alcune tue illustrazioni viene subito in mente il mondo del fashion design. Quindi, ci chiedevamo, qual è il settore in cui ti senti più libera d’esprimerti (es.: fashion, travel, editorial, ecc…)?

Mi piace molto l’illustrazione editoriale, anche il fashion design e il mondo dell’arredamento, che in tanti mi hanno consigliato vedendo il tipo di illustrazioni che propongo. Ora sto seguendo un corso per realizzare pattern e penso che mi servirà proprio per sperimentare in questo nuovo ambito con carte da parati, oggettistica ecc
Non ho un settore che prediligo rispetto ad altri, anche perché mi annoio facilmente, quindi ho continuo bisogno di sperimentare. Un altro ambito che mi interessa è l’illustrazione per l’infanzia e sto proprio lavorando, quest’anno, a un progetto particolare rivolto ai bambini di una certa età e alle loro famiglie. Un progetto ancora segreto che ha a che fare con i tabù. Amo i libri per bambini che sanno osare e proporre visioni alternative, anche impegnati socialmente. Le storie troppo patinate e tutte carine e belline non fanno per me.

Fiori (progetto personale, 2019)

Qual è stata finora la tua esperienza lavorativa più gratificante?

Penso una delle ultime, ovvero un mazzo di carte/tarocchi totalmente personalizzato realizzato per un libro scritto da un’amica. Il mazzo verrà venduto insieme al libro ma non posso ancora rivelare nulla. Comunque lei mi ha lasciato molta libertà creativa e quindi le carte esprimono perfettamente il mio sentire creativo.

Quali sono gli artisti che ti ispirano maggiormente nel tuo percorso?

Mi ispiro moltissimo al folklore dell’est europa, ad artisti naif come Henri Rousseau, Ligabue, Maud Lewis e anche ad alcuni illustratori inglesi particolarmente colorati. Poi adoro Nathalie Lete, Aitch, Unskilledworker e sono pazza di Alessandro Michele, che non è un illustratore ma è un vero e proprio artista nell’ambito della moda.

 Candelora (illustrazione editoriale per Greenme.it, 2020, tecnica digitale)

Che consiglio daresti a chi approccia per la prima volta al mondo dell’illustrazione e vorrebbe avvicinarsi professionalmente a questo campo?

Direi di formarsi seguendo corsi professionali e scuole di disegno. Tante persone ritengono che una base tecnica non sia indispensabile per gli illustratori ma secondo me non è vero, salvo eccezioni. La tecnica ti permette di fare molto più facilmente cose che altrimenti risultano complesse, è una base importante da cui partire.

 The secret is nature (folktaleweek 2019, tecnica mista)

Manderesti un saluto ai fan della Fabbrica dei Sogni?

Grazie Laura per averci raccontato un po’ di te!

Ricordiamo che potete seguire Mirabilinto sui suoi canali social:

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