L’ “Infinito” spirito creativo di Recanati

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Come molti di voi sapranno, Recanati è la patria dello scrittore ottocentesco Giacomo Leopardi, autore della celebre opera “L’infinito”.
Etichettato e archiviato dai libri di scuola come “pessimista cosmico”, la sua storia scorre brevemente tra le pagine di un capitolo.

Nonostante fosse un artista a tutto tondo, dotato di un’intelligenza invidiabile, il povero Leopardi ha trovato solo in parte il riconoscimento che lui stesso avrebbe voluto per sé prima della morte.

Eppure di cose da dire su quest’uomo ce ne sarebbero tante.
Io stessa ho avuto modo di rivalutarlo dopo un weekend nelle Marche con tappa a Recanati. A dimostrare la gradezza di questo uomo c’è la vicinanza del popolo recanatese che, dopo oltre 180 anni dalla sua morte, respira ancora forte la sua presenza.

Gli abitanti di Recanati sono così legati alla figura di Leopardi da aver creato un percorso creativo che conduce dal cuore del borgo fino alle mura. Ogni attività commerciale, infatti, riporta al suo esterno una tela che la simboleggia recitando un passo dell’infinito e riportando il classico simbolo dell’8 rovesciato.

Sempre caro mi fu quest'ermo colle

Per il panificio un infinito fatto di spighe, per il negozio di abbigliamento un infinito di jeans, per il negozio di gadget creativi una serie di cubi in legno.

Queste tele colorate, accompagnate dai passi de L’Infinito, rendono il percorso nel borgo una scoperta ancora più piacevole.


Di seguito trovate un video che ho creato per ricostruire i versi dell’Infinito attraverso le singole tele. Sotto alcune c’è il testo della poesia riportato in altre lingue, persino in giapponese!


Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Le parole di Giacomo riecheggiano immortali dentro e fuori le mura di Recanati, dando voce non solo al poeta ma a tutto il piccolo borgo che ha ritrovato nei versi motivo d’orgoglio e gratificazione.

I colori delle tele che illuminano il borgo sono la manifestazione di una creatività che ha trovato nuovi canali di espressione non solo come oggetto decorativo, ma come spunto di ingegno e riflessione oltre i preconcetti di uno scontato (e sopravvalutato) pessimismo.

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