Quanti di noi ricordano i loro primi disegni dell’infanzia?
Probabilmente raffiguravano un prato verde, una casetta e un albero che, come un genitore paziente e amorevole, proteggeva il nido familiare.
Da sempre gli alberi evocano forza, solidità ma anche trascendenza.
Un insieme di alberi raggruppati forma il bosco, luogo oscuro delle fiabe e passaggio chiave per il superamento delle proprie paure.
Ogni albero ha una propria storia e un suo carattere.
Ecco perché prima di disegnarli dovremmo sempre porci questa domanda: che tipo di albero è questo? Di quale specie? Qual è il suo portamento, la sua direzione principale?
Essa varierà a seconda del luogo in cui è sorto, del sole che riceve, del vento che lo sferza, della stagione che attraversa. Se posto in pieno sole, le parti scure sono nella parte inferiore del fogliame, che è la zona in ombra.


Abbiamo mai osservato attentamente queste piante?
Quante volte nel disegnare gli alberi abbiamo lanciato sguardi frettolosi e poi provato frustrazione per la complessità sfuggente, mutevole, intricata di questi silenziosi e potenti abitanti della terra?
Leonardo nel suo trattato sulla pittura descrive gli alberi in modo minuzioso; nota che i rami esterni e superiori sono più belli e vigorosi perché più esposti alla luce e all’aria.
Quando i rami di un albero si biforcano, l’angolo che formano è sempre uguale, qualunque ramo si consideri. Solo per i rami più vecchi si forma un angolo più ottuso.
Quando un ramo si divide in due, quello più sottile sarà più inclinato.
La somma delle sezioni di questi ultimi è uguale alla sezione del ramo genitore. I rami tendono a inclinarsi sempre meno quanto più si avvicinano alla cima della pianta.

Altri consigli utili, derivati dall’acuta osservazione, si trovano nel manuale di John Ruskin, critico d’arte, pittore e poeta dell’800.
Il suo “Elementi del disegno” ha avuto innumerevoli pubblicazioni e ristampe e si trova in libreria ancora oggi (ed. Adelphi).
Ruskin osserva che i rami principali conducono le loro ramificazioni secondarie fino al limite di una curva che li racchiude.
“L’ispirazione di ogni ramo infatti è quella di portare all’infuori i suoi nati a contatto dell’aria e della luce e di lasciare che ognuno per quanto piccolo compia la sua parte nel formare le ininterrotta linea perimetrale”.
John Ruskin
Quindi in ogni albero visto da una certa distanza, i rami e il fogliame sono disposti secondo una certa forma che lo caratterizza.
Una volta individuata la forma principale che delinea il perimetro della chioma dobbiamo necessariamente trovare un tratto, un tipo di segno che ci aiuti a semplificare la massa inestricabile di rami e foglie. Partiamo da un albero dalla forma regolare e simmetrica, come ad esempio un cipresso:

Dopo aver tracciato la curva perimetrale, eseguiamo il fogliame con un segno che dipenderà di volta in volta dalla forma delle foglie e sarà frastagliato, ondulato, seghettato o appuntito.

Suggerisco sempre di provare il disegno prima in bianco e nero, per capire questi concetti essenziali, e poi di passare al colore, per esempio con i pennarelli, con cui valuteremo le parti in luce e in ombra tramutate in diverse gradazioni di verde (e di blu, per le parti più scure).


Proviamo adesso un albero dalla chioma più ampia e complessa come la quercia:


Delineo prima i rami principali e poi abbozzo la chioma in ciuffi.
Sconsiglio di cominciare da un lato o da un angolo per poi procedere come una campitura ordinata. Piuttosto suggerisco di eseguire contemporaneamente tutte le parti della chioma, spostandosi da un ciuffo all’altro, accennando le parti scure e intervenendo in seguito per accentuare quest’ultime.
Per il colore possiamo anche utilizzare una tecnica a stampa mediante un pezzetto di plastica sporcato con il pennarello da imprimere in modo un po’ casuale intervenendo cpoi on tratti più precisi, per dare forma più definita ai ciuffi di foglie.

Ecco le due versioni, bianco e nero e colore:


articolo di Cinzia Imparato – corsi di disegno a Modena
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Grazie una guida preziosa!
Spiegato benissimo!! Grazie
Grazie, dopo tanti tentativi inutili forse incomincio a capire
Matilde