Il foglio bianco: come superare il blocco creativo nel disegno e trovare il proprio processo

Spesso, quando si parla di illustrazione, ci si concentra su strumenti, tecnica e risultato finale.
Ma c’è una parte del processo che resta fuori dai tutorial: il tempo in cui non si disegna, la parte anticipatoria, quella che spesso ci porta a confrontarci col blocco creativo.

In questo articolo Susanna Lovisolo della nostra community PRO, ci racconta cosa succede prima della creazione, quando un’idea prende forma senza ancora avere un segno. È un passaggio sottile, difficile da spiegare, ma centrale per chi vuole costruire un immaginario e non solo eseguire un disegno.

Lasciamo quindi la parola a Susanna, buona lettura!

Il foglio bianco e il blocco creativo

Ci sono dei giorni in cui non riesco a disegnare.
È una sensazione che molti illustratori conoscono bene: il classico blocco creativo davanti al foglio bianco.

Non è che mi manchi la voglia, è che sento di non essere ancora pronta.
Se mi sforzo, riesco anche a buttare giù qualcosa di esteticamente carino.
Però, quando la ricerca della perfezione diventa una forzatura, il risultato finisce per non convincermi mai del tutto.

Ci ho messo un bel po’ a metabolizzare questa cosa.
All’inizio insistevo, convinta che fosse solo una questione di esercizio e muscoli della mano.
Riempivo fogli su fogli ripetendo sempre gli stessi soggetti, come spesso si fa negli esercizi di disegno per migliorare la tecnica, sperando che il segno migliorasse quasi per inerzia.
Un po’ aiutava, certo, ma non arrivavo mai al nocciolo del problema.
La verità era un’altra: disegnavo troppo presto, senza lasciare spazio al processo creativo che viene prima del disegno.

Quando inizio a immaginare un personaggio, il foglio bianco non è quasi mai il punto di partenza.
Cerco ispirazione in qualcosa che mi ha colpita durante il giorno o in un pensiero che mi è rimasto appiccicato addosso.
È una fase invisibile, ma fondamentale nel processo creativo dell’illustrazione.
All’inizio non si tratta quasi mai un’immagine nitida, non vedo il personaggio già definito e pieno di dettagli.
L’ispirazione può arrivare da uno spunto colto camminando senza una meta precisa, o da un ricordo che ritorna senza un motivo apparente.
Magari è un dettaglio notato per caso, o un’emozione che mi attraversa in quel momento.
Cerco di non analizzare troppo. Accolgo le idee che arrivano e le lascio lì, permettendo loro di trasformarsi con i propri tempi.

All’inizio questo processo mi faceva sentire quasi in colpa.
Mi sembrava di sprecare tempo, perché non stavo disegnando in modo produttivo o visibile.
Non c’era nulla da mostrare o da postare sui social.
Me ne stavo semplicemente lì, con la testa tra le nuvole e senza neanche una matita in mano.

Oggi, invece, considero questa attesa una fase fondamentale.

C’è sempre tempo per costruire un personaggio a tavolino.
Non è necessario partire subito dal disegno: lo sviluppo del personaggio nasce prima, nel pensiero.
Non dobbiamo per forza incastrarci in schemi rigidi o elenchi infiniti di tratti fisici e caratteriali.
Basta avere una direzione di massima, per il resto non c’è fretta.

Se qualcosa non torna, so che posso sistemarlo quando prenderò in mano la matita o mentre abbozzerò velocemente le prime linee.
In questo modo smetto di mettere pressione alla mia immaginazione.
Quando mi siedo finalmente alla scrivania, sento che il disegno esce fuori in modo molto più spontaneo.

Ormai capisco abbastanza in fretta se sto andando nella direzione giusta, ma mi prendo la libertà di cambiare rotta mentre lavoro.
L’importante è non forzare mai la mano, specialmente all’inizio.

Questa sensazione emerge con forza ancora maggiore nell’illustrazione per l’infanzia, dove semplicità e narrazione devono convivere.

superare il blocco creativo


Molti pensano che basti abbozzare qualcosa di visivamente molto semplice: linee pulite, colori brillanti e dettagli sparsi.
In realtà la vera sfida è trovare il punto di rottura tra il segno e il racconto.
Non è questione di metterci dentro troppo o troppo poco, ma di decidere chi o cosa deve parlare all’interno del foglio.
Ogni scelta pesa. Se si esagera con i dettagli, si rischia di sacrificarne la leggibilità; se si toglie troppo, si rischia che il disegno risulti vuoto.
Non ci sono regole scritte, per questo il giusto equilibrio è così difficile da trovare.

A volte mi accorgo di aver fatto un lavoro tecnicamente ineccepibile, ma che non trasmette nulla a livello emotivo.
Mi ritrovo a fissarlo a lungo senza capire cosa manchi davvero.
Allora decido di metterlo da parte e ci torno sopra dopo un po’.
Solo a mente fredda riesco a centrare il problema.
Non è quasi mai un errore evidente, ma la narrazione generale che non “vibra” come dovrebbe.

Anche la scelta del colore segue questa logica anche se arriva dopo, quando l’idea è già chiara.
Ma non è mai casuale.
La palette colori che scegliamo è l’anima delle nostre illustrazioni.
Deve raccontare uno stato d’animo, una suggestione, o, magari, definire un’epoca.
Che colore potremmo dare alla tristezza?
E come potremmo dipingere un personaggio arrabbiato o in conflitto con se stesso, se è intrappolato in un mondo fatato dove tutto è rosa pastello?

superare il blocco creativo

In questa fase, faccio qualche piccolo schizzo e sperimento con le prove colore, come primo passaggio pratico dopo la fase di ideazione.
Solo quando ho dato una forma visiva solida alla mia idea, inizio a lavorarci seriamente.
A quel punto la mano corre veloce, perché so esattamente cosa voglio tirare fuori.
Ho già risolto tutti i miei dubbi durante il processo creativo, anche se il foglio è ancora tecnicamente bianco.
Questo però non significa che l’illustrazione esca perfetta al primo colpo.
Ci sono comunque vari tentativi, correzioni e piccoli aggiustamenti.
A volte decido persino di buttare via tutto e ricominciare da zero.

Ma la parte più densa del lavoro resta quella che non si vede.

superare il blocco creativo

Susanna Lovisolo

Ti piacciono questo tipo di articoli? Scopri gli altri della categoria ISPIRAZIONE SU CARTA