

Ciao sognatori! In questo articolo passiamo la parola a Giulia Buratti, illustratrice della nostra community. Giulia ci racconta come ha realizzato un’illustrazione per un concorso creativo, accompagnandoci nel percorso che ha portato alla nascita di Identity Editor, il suo poster per Posterheroes.
Attraverso ricerche, appunti, moodboard e bozzetti, seguiamo lo sviluppo di un progetto dedicato al rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale. Un’occasione per osservare da vicino le decisioni che precedono un’immagine finita, comprese le idee cambiate o lasciate da parte lungo il percorso.
Di seguito, il racconto di Giulia.
Il punto di partenza: il brief di Posterheroes
Ho creato questo progetto per Posterheroes, un concorso internazionale dedicato alla comunicazione sociale attraverso il linguaggio del poster.
Il brief, intitolato Still Human, invitava a riflettere sul rapporto tra intelligenza artificiale ed esseri umani e su come la tecnologia stia trasformando la nostra società. La richiesta era di proporre una lettura capace di suscitare domande e riflessioni, evitando un approccio giudicante. Il formato previsto era un poster verticale di 70 × 100 centimetri.
Per me si trattava di una sfida: la tecnologia è un tema che non sono abituata a raccontare. Avevo quindi bisogno di esplorarlo, raccogliere riferimenti e trovare una chiave visiva con cui interpretarlo.
La ricerca: trovare un’idea da trasformare in immagine
Ho iniziato la ricerca attraverso piattaforme come Dribbble, Designspiration, Are.na e Behance, raccogliendo materiali che potessero aiutarmi a sviluppare il progetto.
In questa fase le fonti di ispirazione possono essere molto diverse. Accanto a illustrazioni, fotografie, disegni e opere d’arte, considero anche testi: una poesia, una ricerca sul tema o l’estratto di un racconto possono suggerire associazioni interessanti.
Il mio primo obiettivo è arrivare all’idea. Prima di concentrarmi sulla realizzazione dell’illustrazione, mi serve capire quali aspetti del tema voglio esplorare e quali elementi potrebbero rappresentarli.
Per questo progetto, la ricerca ha messo in relazione riferimenti all’identità umana, alla memoria, alle emozioni e alla comunicazione con elementi del linguaggio tecnologico: interfacce, circuiti, icone, messaggi e strumenti digitali.

Creare una moodboard per organizzare riferimenti e riflessioni
Tutti questi materiali sono confluiti in una moodboard, una raccolta visiva di riferimenti utili a orientare il progetto.
Nella mia moodboard inserisco anche riflessioni, approfondimenti e informazioni legate al brief. In questo modo prende forma una mappa concettuale in cui posso mettere in relazione immagini, parole e possibili direzioni di lavoro.
Per organizzarla ho usato Milanote. Esistono anche altri strumenti, come Miro, Canva e Notion: ciò che mi interessa è riuscire a tenere insieme i materiali e aggiornare la raccolta mentre il progetto si sviluppa.
La moodboard, infatti, continua a cambiare durante la ricerca. Nuovi riferimenti si aggiungono, alcune associazioni diventano più chiare e cominciano a emergere le prime idee.

Scrivere le idee prima di disegnare
All’interno della moodboard tengo una sezione dedicata alle idee, che annoto sotto forma di testo.
In questa fase mi capita raramente di iniziare subito a disegnare i bozzetti. La scrittura, per me, è più veloce e immediata: mi permette di fissare molti pensieri in poco tempo e di trascrivere anche più idee che arrivano contemporaneamente.
Per Still Human ho immaginato diverse possibilità. Una riguardava due mani le cui linee naturali si trasformavano in connessioni artificiali. Un’altra mostrava una persona che chiedeva a uno strumento tecnologico di trovarle qualcuno da amare. Ho pensato anche a un’interfaccia attraverso cui costruire la propria identità, utilizzando strumenti simili a quelli di un programma di grafica.
Annotare queste proposte mi ha permesso di raccoglierle e confrontarle prima di passare alla loro traduzione visiva.
Dalle idee ai bozzetti: provare più direzioni
Dalla lista ho scelto le idee che mi interessavano di più e ho iniziato a realizzare le prime bozze.
È normale che, una volta disegnata, un’idea prenda una direzione diversa da quella immaginata mentre la scrivevo. Il passaggio dalle parole alle immagini introduce nuove possibilità e rende più evidenti anche le difficoltà.
Quando un’idea mi piace, provo a svilupparne più versioni. Cambio la composizione, esploro altre soluzioni e cerco di capire se una delle bozze riesce a funzionare. Se nessuna mi convince, lascio da parte quella proposta e passo alla successiva.



Tra i bozzetti sono emerse scene di persone immerse nella comunicazione digitale, paesaggi attraversati da circuiti e un’interfaccia composta da immagini e simboli dell’identità umana. Questi tentativi mi hanno aiutata a confrontare modi diversi di interpretare lo stesso brief.




Perché ho scelto Identity Editor
Inizialmente avrei voluto proporre tre illustrazioni, ma il tempo a disposizione per la consegna era poco. Dopo un confronto approfondito tra le proposte, ho deciso di concentrarmi su Identity Editor.
Mi sembrava l’idea più vicina al brief e più immediata da comprendere.
L’immagine richiama l’interfaccia di un programma di grafica e fotoritocco, con una barra degli strumenti, una palette e un campo di ricerca in basso. Questi elementi rimandano alla tecnologia e all’intelligenza artificiale.
Il dito che compare nell’angolo inferiore destro introduce invece la presenza di una persona: è un essere umano a usare quello strumento per creare la propria identità.
Anche il titolo tiene insieme i due aspetti del progetto. “Identity” richiama l’identità personale, mentre “Editor” rimanda alla possibilità di intervenire, scegliere e modificare attraverso uno strumento digitale.


Dal bozzetto al poster finale: composizione e colore
Scelta la proposta, sono passata allo sviluppo dell’illustrazione definitiva e alle prove di colore.

Nel poster, l’interfaccia raccoglie volti, una bocca, un occhio, una figura in movimento e strumenti creativi. Le icone laterali richiamano aspetti dell’identità e dell’esperienza umana, mentre gli elementi grafici mantengono riconoscibile il riferimento a un ambiente digitale.
La palette finale combina viola, arancione, verde e rosa, all’interno di una struttura dai toni più neutri. Le forme, le sovrapposizioni e le texture danno corpo all’immagine, conservando il dialogo tra la presenza umana e l’interfaccia tecnologica.
Il poster finito è il risultato di tutte le scelte precedenti: la ricerca sul tema, le idee annotate, i tentativi nei bozzetti e la selezione della proposta da approfondire.

Cosa mi ha lasciato questo progetto
Identity Editor ha richiesto molte ore di lavoro e di ricerca. La sfida più grande è stata affrontare un argomento poco abituale per me e trovare un modo per raccontarlo attraverso il mio linguaggio visivo.
Condividere il processo permette di mostrare anche ciò che nell’illustrazione finale resta nascosto: le alternative, i cambiamenti di direzione e il tempo dedicato a capire quale idea portare avanti.
Tra le proposte raccontate, avreste scelto anche voi Identity Editor oppure vi incuriosisce di più una delle altre idee? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate nei commenti.
Credits: testo e illustrazioni di Giulia Buratti, illustratrice della community de La Fabbrica dei Sogni. Scopri il suo lavoro sulla pagina Instagram Frammentalab — @frammentalab.
