A regola d’arte: cos’è la vocazione artistica?

Tempo fa ho aperto un dibattito tramite le stories di Instagram.
Ho chiesto agli artisti (professionisti ed hobbysti) quale percorso li avesse condotti fino al punto in cui si trovano oggi. Abbiamo parlato di insegnanti che tarpano le ali, esprimendo vere e proprie sentenze sulle capacità di bambini e ragazzi. Di genitori che non hanno compreso l’esigenza per un figlio di intraprendere un percorso artistico perché, dicono tutti, “l’arte non è un lavoro”. Abbiamo parlato di una società che non riconosce l’arte come professione degna di nota e che, però, la esalta nei musei.

Questo articolo nasce con l’intento di raccontare le storie di chi, nonostante tutto, non ha mai smesso di credere nel proprio sogno artistico. È una dedica a tutte quelle persone che si sono sentite dire che non erano abbastanza brave per farcela, che l’arte non è un lavoro, che la creatività non paga mai. Nasce con un’idea di rivalsa e di affermazione di chi, ad un certo punto, ha avuto il coraggio di fermarsi, guardarsi allo specchio e dire “Io sono così. Questa è la MIA storia”.

La prima testimonianza è quella di Marta Biasci, illustratrice hobbysta che si racconta in questo articolo tramite un video. Seguono le parole di Federico De Iorio e Noemi Listo, illustratori professionisti, chiudono il post Cristina Majer, pittrice, e Stefania Gagliano, pittrice di professione.
Persone con percorsi diversi di vita e artistici diversi ma accomunati dalla stessa vocazione artistica che ha consentito loro di non rinunciare mai ai propri sogni.

1. Marta – le aspettative degli altri

a regola d’arte – Marta Biasci

Marta Biasci – Illustratrice hobbysta (clicca sulle immagini per vederle ingrandite)
Puoi seguire il percorso di Marta sul suo profilo IG

2. Federico – gli insegnanti che ostacolano

Qualche anno fa mi iscrissi ad un corso di design.
Non sapevo quanto impegno avrei dovuto impiegare nel percorso di studio; prendevo tutto alla leggera e mi lasciavo andare facilmente.
Ricordo che ad un esame, mostrando un lavoro privo di qualsiasi impegno, alla domanda “che scuola hai fatto?” risposi sinceramente. E loro decisi replicarono: “Beh l’hai fatta male”.
Le parole del docente mi fecero sentire umiliato, vivevo il confitto tra un’ambizione mortifcata e l’ansia di eccellere.
Fortunatamente la materia mi appassionava così cominciai a desiderare di diventare un professionista.
Per farlo, però, dovevo cambiare approccio ed iniziare a lavorare con determinazione e impegno.

Allora cambiai.
E tutto andò a gonfie vele, almeno fnché la situazione non prese un’altra piega: i corsi vennero rivoluzionati da un nuovo coordinatore che stravolse il programma; lo smarrimento e il conseguente malcontento di tutti erano tangibili.
Nessuno degli insegnanti si preoccupò di aiutarci a far chiarezza sul nostro percorso. La mediocrità di alcuni lavori veniva attribuita solo ad una mancanza di talento, così molti studenti si convinsero che l’unico modo per crescere era guadagnarsi le simpatie dei docenti.
Allora, finita l’accademia, sono partito: ho trovato la forza per approfondire quel poco che avevo appreso e iniziai a viaggiare.
Ho frequentato il Columbia college a Chicago e ottenuto uno stage in Canada.
Poi sono tornato in Italia e ho trovato lavoro, aiutato da chi realmente credeva in me.


A quel punto avevo compreso che il talento altro non era che la passione che
mettevo in ciò che amavo e che se avessi continuato a credere nelle mie
capacità non ci sarebbero state ferite inferte in grado di fermarmi.

Federico De Iorio – Illustratore professionista (clicca sulle immagini per vederle ingrandite)
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3. Noemi – quando l’ostacolo siamo noi stessi

Ho capito che avrei potuto realizzare il mio sogno il giorno in cui ho lasciato un lavoro “sicuro” per seguire finalmente il mio istinto. Ho iniziato a tatuare e disegnare su commissione per mantenermi, supportata da una famiglia e degli amici che hanno sempre creduto in me.
Così, quando ho sentito che era il momento, nessuno mi ha detto che stavo facendo una follia.
Penso che se siamo qui ed esistiamo è per seguire le nostre “vocazioni” perché la vita è una ed è troppo fragile per continuare a rimandare o vivere in
funzione della sicurezza.
Dovremmo ricordarci che, se fossimo prima di tutto felici, il mondo sarebbe un
posto migliore.

Noemi Listo – Illustratrice professionista (clicca sulle immagini per vederle ingrandite). Puoi seguire il percorso di Noemi sul suo profilo IG

4. Cristina – il “perché no?” che lascia le porte aperte

Le linee e i colori che tanto ti entusiasmano vengono messi da parte perché non c’è più tempo né spazio per loro.
Dopo una formazione scolastica che potesse farmi trovare un lavoro dignitoso ma senza troppe aspettative, quando ormai credevo che la mia vita fosse incanalata in un sistema grigio, un annuncio alla radio: “Corso di grafica pubblicitaria”.
La folgorazione, il risveglio, ricomincia il tormento: le linee, i colori…
Una serata fuori e confido a un amico il Sogno. Lui con totale innocenza mi dice: “Perché no?”

Ho preso fiato e respirando lentamente mi sono chiesta di cosa avessi paura.
Un maestro un giorno mi chiese: “Fa più male il pensiero o uno schiaffo?”
Così all’età di 25 anni lascio il lavoro. Non sapevo cosa sarebbe successo, non avevo un piano ben definito ma volevo dar forma a ciò che da troppo tempo fremeva di uscire.
Sono tornata a scuola. In qualche modo bisognava pur cominciare.
Ero Felice.

Quando ci mettiamo in azione permettiamo che tutto possa accadere: ho ampliato i miei limiti e conosciuto persone, mi sono arricchita e ho reso a mia volta. Non esistono errori ma percorsi che ognuno di noi deve CREARE e VIVERE!

Cristina Majer – Pittrice (clicca sulle immagini per vederle ingrandite)
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5. Stefania – le convinzioni limitanti sostengono solo chi le sostiene

Stefania Gagliano – Pittrice (clicca sulle immagini per vederle ingrandite)
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Fidiamoci sempre di noi stessi. Chiunque potrà dirci cosa possiamo o non possiamo fare ma, alla fine, la scelta del cammino da seguire sarà solo nostra.

Stefania Gagliano
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