Nel nostro gruppo Facebook siamo tornati a creare e, con la riapertura, sono ricominciate anche le sfide di disegno. Con la nuova challenge creativa, ispirati dall’arte egizia, inauguriamo un piccolo percorso creativo che richiama il nostro libro Impara a disegnare con la storia dell’arte,.
L’idea è questa: partire da una fotografia contemporanea e provare a reinterpretarla attraverso uno stile artistico del passato. In questo modo possiamo capire cosa succede quando uno stile diventa uno strumento per guardare meglio, scegliere con più consapevolezza e trasformare l’idea in un’immagine.
Il primo appuntamento lo abbiamo dedicato all’Antico Egitto.

Lo stile egizio non cerca la naturalezza del corpo o la profondità dello spazio come siamo abituati a intenderle oggi, ma lavora sulla chiarezza, sulla sintesi e sulla forza simbolica dell’immagine.
Nell’arte egizia, infatti, il corpo viene spesso rappresentato attraverso una combinazione di punti di vista diversi: il volto e le gambe di profilo, l’occhio e il busto frontalmente. A noi può sembrare una scelta innaturale, ma nasce da una logica molto precisa: mostrare ogni parte nel modo più riconoscibile possibile.
Anche lo spazio segue una logica diversa dalla nostra. Non c’è il bisogno di ricreare una profondità realistica. Gli elementi vengono organizzati in modo ordinato, leggibile, spesso attraverso composizioni più piatte e simboliche.
Ed è proprio questo il punto interessante dell’esercizio: si tratta di usare alcune caratteristiche di quel linguaggio visivo per trasformare il modo in cui guardiamo una scena di oggi.
Dal ricordo fotografico alla scena simbolica
Questa è la proposta creativa di Alessandra Pugliese.
Nel primo percorso creativo, la reference di partenza è una scena familiare in spiaggia: due adulti, un bambino, il mare sullo sfondo, un aquilone che attira l’attenzione verso l’alto.

La fotografia originale racconta un momento pieno di movimento e atmosfera.
Nella reinterpretazione, invece, la scena cambia completamente natura.
Le figure vengono semplificate. Le pose diventano più rigide e leggibili.
Il paesaggio perde profondità e si trasforma in una serie di segni riconoscibili.

Il mare, le onde, le conchiglie, l’ancora, i piccoli elementi legati alla spiaggia non servono più a costruire uno spazio realistico, ma a raccontare l’ambiente in modo più sintetico e simbolico.
L’aquilone, che nella fotografia è parte dell’azione, nel disegno diventa quasi un elemento centrale della composizione. Non è soltanto un oggetto: guida lo sguardo e dà senso alla scena.

Questa trasformazione mostra bene uno degli aspetti più interessanti dell’arte egizia: l’immagine non cerca di riprodurre il momento così com’era, ma di organizzarlo in una forma più stabile, chiara e riconoscibile.
Quando una posa contemporanea incontra un linguaggio antico
Nel secondo progetto, realizzato da Marcella Spampinato la reference è molto diversa: due figure in costume, una posa fotografica contemporanea, colori forti e un’atmosfera molto legata all’estate.
Qui la trasformazione passa soprattutto attraverso il corpo e la linea.
Nella fase di costruzione si vede il tentativo di tradurre la posa fotografica in uno schema più essenziale. Le forme vengono semplificate, i contorni diventano più netti, la postura perde parte della sua naturalezza per avvicinarsi ad una rappresentazione più grafica e sintetica.

Il lavoro più interessante sta nel cambio di logica:
la scena viene raccontata come una composizione più essenziale, dove ogni elemento visivo deve trovare una sua funzione.

Cosa ci insegna questo esercizio
Lavorare sull’Antico Egitto costringe a fare una cosa molto utile: scegliere.
In una fotografia siamo abituati a vedere tutto insieme.
Luce, profondità, espressioni, movimento, dettagli.
Quando proviamo a reinterpretarla attraverso uno stile come quello egizio, non possiamo più tenere tutto nello stesso modo. Dobbiamo decidere cosa rendere più evidente, cosa semplificare, cosa trasformare in segno.
Il corpo non viene rappresentato per sembrare naturale, ma per essere leggibile.
Allo stesso modo, lo spazio non viene costruito per sembrare profondo, ma per ordinare la scena.
In questo esercizio non stiamo copiando uno stile del passato.
Lo stiamo attraversando.
Stiamo usando quel linguaggio per capire come cambia il nostro modo di osservare, scegliere e costruire un’immagine.
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Dal libro alla pratica
Nel libro Impara a disegnare con la storia dell’arte partiamo proprio da questo principio: ogni stile artistico può diventare uno strumento per osservare e reinterpretare le immagini.
L’Antico Egitto ci aiuta a lavorare su profilo, simbolo, ordine visivo e sintesi.
Nel prossimo appuntamento della challenge passeremo a un nuovo stile e proveremo a capire quali altri strumenti può offrirci.
Se vuoi partecipare alle prossime challenge, puoi seguire il gruppo Facebook di La Fabbrica dei Sogni.
Se invece vuoi lavorare sul percorso completo, nel libro trovi 15 stili artistici trasformati in esercizi guidati di disegno. Puoi cliccare sull’immagine per saperne di più.
