Ladri di biciclette

Era tantissimo tempo che non passavo per viale Jonio; la maggior parte delle volte preferivo evitare e girare altrove. Nei giorni grigi anche solo guardare fuori dal finestrino della macchina mi aiutava ad evadere da mille pensieri, ma con quella strada era diverso.
Case, nient’altro che case e caos: no, non mi andava proprio di passare da quelle parti.

Eppure qualche settimana fa, presa dalla nostalgia, ho deciso di ripercorrere quelle vie che tanti anni addietro mi avevano visto camminare mano nella mano con mia nonna, trascinando il pesante carrello della spesa dopo essere state al mercato.
Mentre camminavo, il tempo sembrava essersi fermato in quegli anni; nulla, ma proprio nulla era cambiato, anzi, forse era solo peggiorato. I lavori della metropolitana non avevano di certo aiutato la zona già provata per l’urbanizzazione selvaggia. Lo spostamento del mercato, poi, dalla storica piazza fino a via Conti aveva lasciato dietro di sé una lunga scia di degrado ed abbandono: ogni volta che passavo di lì potevo solo aumentare il passo.

Quel giorno peró ho notato qualcosa che mi ha sorpresa: assorta tra pensieri sposto lo sguardo verso quello spazio verde che ricordavo chiuso, abbandonato e in balia dei vandali. E cosa ci trovo? Ladri di biciclette!

No, non allarmatevi! Non dovete correre a comprare catene e lucchetti per proteggere le vostre bici, nessuno le toccherà. Piuttosto prendetele e recatevi anche voi al Parco Jonio, quella piccola lingua verde in cima alla stazione della metro B1. Ad attendervi troverete proprio loro, i protagonisti del celebre film di De Sica assieme a tanti altri capolavori di noti writers. Gli artisti, ispirandosi allo storico film “Ladri di biciclette”, le cui scene iniziali sono state girate proprio a Val melaina, hanno reso omaggio al cinema italiano trasformando il parco una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto. Hanno omaggiato così la Val Melaina che fu, restituendo ai cittadini quello spazio verde di aggregazione di cui avevano tanto bisogno.

Una meravigliosa sorpresa!

Sebbene il parco fosse stato inaugurato solo nel 2015, dopo pochissimo tempo venne chiuso per mancanza degli standard di sicurezza lasciando così la zona, ancora una volta, nel più totale degrado e abbandono.

Sono rimasta rapita dai murales!

Quei meravigliosi graffiti oggi fanno da cornice a bambini che giocano e persone che passeggiano in un’atmosfera surreale, quasi d’altri tempi.
Ho deciso allora di informarmi per saperne di più e quella che mi è stata raccontata è una meravigliosa storia di coraggio e voglia di fare, dove i protagonisti hanno lottato ogni giorno senza arrendersi mai.

Seduta lì, nel parco, sotto lo sguardo vigile del ritratto di Vittorio De Sica, così realistico e così maestoso, ascolto la storia dei volontari NSA e dell’associazione Agorà, che hanno adottato quei giardini chiusi e devastati prendendosene cura. Mi parlano dei giorni di duro lavoro per rimettere in sesto il parco, degli interventi di giardinaggio, piantumazione e pulizia per rimuovere i rifiuti; mi raccontano di Giusy, Noa e Moby Dick già impegnati nella riqualificazione della stazione Nomentana attraverso il progetto “Arte e Città a Colori, delle loro spalle bruciate per i lunghi giorni trascorsi a disegnare sotto il sole rovente e del significato dei loro bellissimi e suggestivi graffiti, come ad esempio il murales di Moby Dick, il quale da sempre si fa portavoce della battaglia per salvaguardia dell’oceano e dei suoi abitanti. Ha ritratto uno dei suoi meravigliosi cetacei per sensibilizzare al rispetto dell’ambiente e far riflettere sulla gravità dell’inquinamento marino.
Mi raccontano poi di un entusiasmo contagioso, di una voglia di fare e di dare che annullerebbe anche lo sconforto più assoluto. Credetemi se vi dico che l’entusiasmo e la voglia di fare che questi ragazzi mi hanno trasmesso è qualcosa di veramente indescrivibile! Non solo hanno restituito al quartiere decoro e meraviglia incorniciando il parco con i loro capolavori, ma hanno lanciato anche un importante messaggio: l’arte non è solo qualcosa da ammirare tra le mura di un museo ma un concetto molto più grande e profondo, incredibilmente vasto che, se esaltato e messo al servizio del sociale, si sposa con la città regalando ai suoi abitanti stupore e meraviglia ogni singolo giorno.

Fino a poco tempo fa avrei volentieri evitato di passare davanti a quel piccolo pezzo di verde ricoperto da ogni tipo di rifiuto, siringhe ed escrementi. Oggi, invece, ripercorrendo quella strada non posso fare a meno di volgere lo sguardo verso il parco, dove so che quei volti immobili e orgogliosi scrutano i passanti in attesa che qualche curioso si fermi ad osservarli e ad ascoltare la loro incredibile storia.

Articolo e foto di Claudia Garofalo

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