Intervista a Barbara Cantini, l’autrice di Mortina

Chi segue le novità nell’ambito dell’editoria per l’infanzia avrà sicuramente notato, ad ottobre, l’uscita di un libro illustrato molto particolare. Sto parlando di Mortina, la storia di una bimba zombie, raccontata ed illustrata dalla bravissima illustratrice Barbara Cantini. Barbara ha iniziato la sua carriera come animatrice cartoon, lavorando ad alcune serie TV per la RAI, e ha vinto nel 2011 il concorso di Città del Sole “L’illustratore dell’anno”. L’abbiamo intervistata per conoscere un po’ meglio il suo mondo, artistico e professionale. Disponibilissima, ha risposto a tutte le nostre domande, in maniera esaustiva e con grande simpatia! Siete pronti ad immergervi nel suo mondo? 🙂
Non mi resta che augurarvi una buona lettura!


Quando hai capito che quella dell’illustrazione era la tua strada?

La passione per il disegno e l’illustrazione mi ha sempre accompagnata da che ho memoria, ho sempre passato molto tempo a “perdermi nelle figure” dei miei libri illustrati. Pensare realmente che l’illustrazione potesse essere la mia strada però ha necessitato di più tempo e una maggior fiducia e consapevolezza. Dopo gli studi artistici e universitari e una breve parentesi nel settore del restauro, sentivo che dovevo riprendere a disegnare, mi mancava troppo, e farlo nei ritagli di tempo non mi bastava più. Quindi mi sono iscritta ad un corso di animazione cartoon, piuttosto che quello di illustrazione, perché l’idea di imparare a far “vivere” i personaggi attraverso il movimento mi emozionava tantissimo.
L’animazione mi è stata molto utile anche perché mi ha insegnato a raccontare una storia come una sequenza di immagini. Terminata la scuola e fatto qualche anno di esperienza in uno studio di animazione ho partecipato al concorso “L’illustratore dell’anno” di Città del Sole e dopo averlo vinto, ho deciso di dedicarmi esclusivamente all’illustrazione, che è sempre stata il mio “primo amore”.

E da allora non l’ho più abbandonata 🙂

Come ti sei avvicinata al mondo dell’editoria infantile?

Quando ho deciso che l’illustrazione sarebbe stata il mio lavoro ho sempre pensato a quella infantile, mi è venuto naturale che fosse così, anche se non escludo di provare altri settori dell’illustrazione in futuro! Vincere un concorso seppur conosciuto nel settore, non è sufficiente però perché un editore ti cerchi, quindi il primo passo è stato quello di prepararmi un portfolio (anche se all’inizio non avevo molti lavori all’attivo), per poi spedirlo ad una serie di editori.
Alcuni di questi poi hanno risposto e da lì tutto è andato avanti.

Si può vivere di illustrazione?

Sì, si può, ma non è semplice né tantomeno immediato. Non è sufficiente saper disegnare e amare il disegno. È necessario approcciarsi al mestiere in modo professionale, sia sul piano della propria preparazione che del modo di porsi nei confronti del lavoro. Fare l’illustratore è per la maggior parte un bellissimo lavoro, ma come per tanti altri lavori bisogna tenere presente che dovremo interfacciarci con altre figure professionali, e imparare a mediare tra ispirazione e richieste del committente, ad avere scadenze da saper rispettare e a dover conoscere e gestire anche gli aspetti “burocratici” e meno piacevoli del mestiere, altrimenti si va poco lontano. L’idea del disegnatore che crea in libertà quando e cosa vuole nei tempi che più preferisce è molto romantica, ma assai poco realistica!
Direi che è necessario avere anche una presenza professionale on-line, in modo che sia possibile mostrare il proprio lavoro. Un altro canale che può essere utile valutare per ampliare i contatti è quello di trovarsi un agente, anche se va fatta una selezione informandosi bene sui termini. Io ho un’agenzia tramite la quale ho potuto lavorare con clienti importanti come HarperCollins USA e per la mia esperienza posso dire che è il mercato estero che consente di vivere meglio di questo mestiere.

Qual è stato il tuo primo traguardo importante come illustratrice?

Direi essere stata scelta da HarperCollins, tra altri illustratori selezionati, per illustrare la trilogia di “Ivy Pocket”, un romanzo per “young adult”. Un lungo lavoro che mi ha impegnato per tre anni e che mi ha messo alla prova sul bianco e nero, permettendomi di crescere di libro in libro. Un lavoro che ho amato profondamente perché ero in totale sintonia con la storia. Credo che questo feeling con il personaggio di Ivy e con la storia si avverta anche nelle illustrazioni. Nei ringraziamenti finali del libro, l’autore australiano Caleb Krisp, ha fatto un complimento al mio lavoro che ho molto apprezzato: “Barbara is an illutrator of whimsy and wonder. She has somehow managed to capture the Ivy Pocket of my imagination, which I put down to great talent. Or witchcraft.” Grande talento o stregoneria, mi ha fatto davvero sorridere!
…Ovviamente si tratta di stregoneria.

Da cosa trai (o in cosa trovi) principalmente ispirazione?

Soffro di quella che definirei una “bulimia visiva”, ho bisogno di nutrirmi di immagini e suggestioni quotidianamente!
Lo faccio attraverso i libri di illustrazione, che acquisto molto spesso con grande sofferenza del mio bancomat e di mio marito, che ha esaurito le mensole e lo spazio per appenderle. Lo faccio osservando l’arte, ma anche attraverso internet, oppure con una passeggiata, andando al cinema o guardando film, serie tv e cartoon. Mi nutro di immagini viaggiando, osservando l’indaffarato microcosmo degli insetti in giardino, camminando in città, studiandomi le differenti forme delle foglie in compagnia delle mie figlie, guardando le vecchie foto d’epoca di famiglia, ricordando la mia infanzia e immaginandomi infanzie altrui dai racconti. Faccio tesoro di tutte queste suggestioni visive, immaginarie o reali, che poi in qualche modo cerco di rielaborare e trasferire in qualcosa di mio. Credo che questo sia un processo abbastanza comune per chi fa il mio lavoro.

Come si svolge una tua giornata tipo da illustratrice?

Dipende dalla commissione, ma dato che oltre che illustratrice sono anche mamma, i miei orari di lavoro sono necessariamente adattati a questo aspetto e mi trovo a lavorare con un normale orario da ufficio. In generale poi, lavorando da sola in uno studio all’interno di casa, è necessario che mi dia un po’ di autodisciplina! Disegno in digitale, ma i primissimi schizzi solitamente li faccio con blocco e matita. Il lavoro della mia giornata può essere la stesura di un racconto, la realizzazione di uno storyboard, lo studio di personaggi e attitudini, la ricerca di suggestioni/ispirazioni visive. Oppure dallo storyboard andare alle matite definitive, colorare le tavole, preparare i file e le e-mail per gli editori.
Dipende dal momento in cui si trova il progetto. Solitamente lavoro circa 7/8 ore, ma in alcuni periodi più pieni di lavoro mi è capitato di staccare anche solo per i pasti o poco più e per dormire, ma ho imparato a dire qualche “no” in più per non ritrovarmi mai più così, dato che poi non sto bene e trascuro troppo tutto il resto che è importante. Fare l’illustratrice è bello, ma non è la sola cosa della vita!

Se dovessi dare 3 consigli essenziali per chi si affaccia per la prima volta come illustratore nel mondo dell’editoria infantile, cosa suggeriresti?

Il primo direi che è disegnare-leggere-disegnare-(scrivere) e via così!… Poi direi che è importante conoscere e cercare ispirazione nell’arte e nell’illustrazione di ieri e di oggi, per formarsi un “bagaglio visivo” utile alla creazione di una voce propria. Infine è necessario avere qualcosa da racontare, perché non dovrebbe trattarsi secondo me, meramente di “fare delle belle illustrazioni”, lo scopo non dovrebbe essere “decorativo”, ma significante. Consiglio anche di porsi in modo professionale, creare un portfolio con illustrazioni che ci convincono (altrimenti chi altro convinceranno?) e una volta che ci si sente pronti, provare senza paura del rifiuto o della critica da parte dell’editore.

Mortina è il primo libro interamente scritto e illustrato da te. Come nasce l’idea? Parlaci un po’ del progetto

Questo libro, oltre che sull’amicizia è anche un libro sulla paura. Non tanto sulla paura di zombie e fantasmi, quanto sulla paura di “non piacere abbastanza”, di essere accettati per quello che siamo, nonostante le nostre “mostruosità”, ovvero quelli che sappiamo (o crediamo) essere i nostri difetti. Mortina sta abbastanza bene con se stessa e con la sua famiglia, ha Mesto, il suo amico cane che sta sempre insieme a lei. Ma come tutti i bambini, ha bisogno di stare anche con i suoi coetanei e vorrebbe poter condividere un po’ del suo tempo e dei suoi giochi con altri bambini. Per questo è inquieta e decisa a tentare di tutto pur di riuscire nell’impresa. Andrà prima di tutto contro i divieti della zia, ma soprattutto contro la sua stessa paura di non essere accettata. Il suo coraggio verrà premiato e scoprirà che quelli che credeva fossero i suoi limiti, le cose da nascondere, sono invece la sua forza e il suo tratto distintivo. Dall’altro lato i bambini saranno entusiasti di poter avere un’amica così speciale e vivere con lei avventure un po’ diverse dalla loro quotidianità. Il libro parla di amicizia, però non nasce dall’intento premeditato di scrivere una storia sull’amicizia, la diversità e l’accettazione, ma nasce dall’idea del personaggio stesso. L’idea di questa simpatica bambina zombie che “vedevo” giocare felice col suo cane, ma sola, in una dimora un po’ isolata, è nata molti anni fa. Alla fine mi sono decisa ad “ascoltarla” e a fare in modo che non fosse più sola e trovasse degli amici. Ma come poteva fare una bambina così “particolare” a farsi degli amici senza terrorizzare tutti? Da lì è nata la storia e l’idea del “piano di fuga” per la festa di Halloween. La messa a fuoco dei vari personaggi e la scelta dei loro nomi è dettata dal mio amore per i giochi di parole buffi, per le citazioni e ispirazioni.

Progetti futuri?

Attualmente sono al lavoro sulla seconda storia di Mortina, dato che l’editore mi ha chiesto di farla diventare una serie di tre libri. Il primo libro di Mortina non nasceva con questo intento, ma ho accolto volentieri la proposta, dato che mi sono affezionata tantissimo ai personaggi! Le successive storie saranno due avventure con un po’ di mistero, circondate da un’atmosfera sempre in armonia con una protagonista zombie, ma svincolate dall’ambientazione “Halloweenesca”, e saranno caratterizzate sempre dalla vena ironica presente fin dal primo libro. In ciascuna delle due nuove storie arriverà un nuovo personaggio.

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